La chiavetta USB è il supporto che tutti trattano come se fosse indistruttibile, e che invece è costruito per costare poco. La si porta in tasca, la si infila nel portachiavi, la si lascia collegata al portatile mentre lo si chiude nello zaino. La maggior parte dei recuperi che facciamo su chiavette nasce esattamente da lì.
La buona notizia è che il guasto più frequente è anche il più risolvibile.
I due scenari, molto diversi tra loro
Rottura meccanica del connettore
La chiavetta ha preso un colpo laterale mentre era inserita, o si è piegata in tasca. La memoria è intatta e il problema è solo il collegamento: si ripristina il contatto e si legge. È lo scenario migliore, ed è anche il più comune.
Guasto del controller
La chiavetta non viene riconosciuta, si presenta con capacità sbagliata o chiede di essere formattata. Qui si lavora sulla memoria, leggendola direttamente e ricostruendo come i dati erano organizzati.
Perché le chiavette moderne sono più difficili
C’è una differenza tecnica che vale la pena conoscere, perché spiega perché due chiavette apparentemente identiche danno risultati diversi.
Nelle chiavette di qualche anno fa memoria e controller erano due componenti separati sul circuito: si poteva staccare la memoria e leggerla a parte con relativa facilità. Nelle chiavette moderne, soprattutto in quelle piccole ed economiche, tutto è fuso in un unico blocco: non esiste un chip da dissaldare, e per arrivare ai contatti bisogna aggredire il blocco stesso e individuare i punti giusti, che cambiano da modello a modello.
È il motivo per cui non tutte le chiavette hanno lo stesso preventivo, anche a parità di sintomo.
Da non fare
Non forzarla nella porta
Se il connettore balla, tenerla premuta o bloccarla con lo scotch per «farla leggere un attimo» è il modo migliore per staccare definitivamente le piste. Se ha ceduto meccanicamente, smetti.
Non reinserirla venti volte
Se non viene riconosciuta o si scalda, ogni inserimento è un’altra sollecitazione elettrica sulla stessa zona sofferente. Al terzo tentativo ci si ferma.
Niente utilità di riparazione
I programmi che promettono di «riparare» una chiavetta nella pratica la riformattano o riscrivono il firmware del controller. È il modo più rapido per rendere il recupero molto più difficile.
Le capacità false
Merita un capitolo a parte perché ne vediamo parecchie. Sono chiavette vendute online a poco prezzo con capacità dichiarate enormi, ma la memoria reale dentro è una frazione: il controller è stato manipolato perché il computer creda che lo spazio ci sia.
Il risultato è che si copiano file per giorni senza accorgersi di niente, finché non si prova a riaprirli: quello che è stato scritto oltre la capacità reale ha sovrascritto quello scritto prima. In quel caso non c’è recupero possibile per la parte perduta, perché fisicamente non è mai stata scritta da nessuna parte.
Quello che sta entro la capacità reale invece si recupera. Se hai comprato una chiavetta sospettosamente capiente e conveniente, vale la pena verificarla prima di fidarsene.
Come funziona da noi
La valutazione viene prima di qualsiasi intervento e ti dice cosa si può fare, con che probabilità e a che cifra. Il recupero si paga solo se riesce; se riesce in parte, ti formuliamo comunque un preventivo su quello che c’è e sei tu a decidere.
La copia dei dati recuperati la conserviamo 30 giorni, poi cancellazione sicura. Sui supporti già aperti o già trattati da altri c’è un contributo di 100 €: si parte da una situazione che non conosciamo e va ricostruita. Per chi non può aspettare esiste la gestione urgente entro 48 ore.
Siamo a Genova, in Viale Brigata Bisagno, zona Brignole. In laboratorio si parla italiano, inglese e ucraino.
Altri supporti
Le schede di memoria seguono una logica simile ma con vincoli fisici diversi: recupero dati da micro SD.
Per dischi e unità interne: hard disk, SSD. Il quadro completo nella pagina recupero dati.
Domande frequenti
È il guasto più frequente in assoluto ed è anche tra i più risolvibili: la memoria è intatta, si è rotto il collegamento. Non tentare di raddrizzarla o di tenerla ferma con lo scotch nella porta: ogni tentativo rischia di staccare le piste, e a quel punto il lavoro diventa un altro.
Non accettare. Significa che il sistema non riconosce la struttura, non che sia vuota. Formattare sostituisce la struttura esistente con una nuova e complica il recupero. Estraila e portacela così.
Non insistere reinserendola. Il calore anomalo indica un problema elettrico, e ogni inserimento è un’altra sollecitazione sulla stessa area già sofferente.
Purtroppo è uno scenario che vediamo spesso: chiavette dichiarate con capacità enormemente superiori a quella reale. Il sistema crede di avere spazio, scrive oltre la capacità effettiva e i dati si sovrascrivono da soli. Quello che è stato sovrascritto così non è recuperabile, ma la parte scritta entro la capacità reale in genere sì.
Non collegarla per provare se funziona ancora: è l’unica mossa che può renderla definitiva. Non asciugarla col phon. Portacela così com’è: le chiavette bagnate si recuperano spesso, se non le si è alimentate da umide.
Esiste la gestione urgente entro 48 ore. Sulle chiavette con connettore rotto e memoria integra i tempi sono comunque brevi: dipende da quale dei due scenari è, e lo capiamo alla valutazione.
Portacela com’è
Se si è rotta nel connettore siamo nello scenario migliore. Se non viene riconosciuta, smetti di reinserirla e sentici.

