Recupero dati da hard disk a Genova

Sull’hard disk il rumore dice quasi tutto: tic-tic ritmico, silenzio o raschio sono tre guasti diversi. E quello che fai nei primi minuti decide il resto.

L’hard disk meccanico è l’unico supporto che si sente quando sta morendo, e questo è un vantaggio enorme: il rumore è un’informazione, e spesso dice cosa è successo prima ancora di aprirlo.

Dentro c’è un motore che fa girare dei piatti a migliaia di giri al minuto, e delle testine che ci volano sopra a una distanza inferiore allo spessore di una particella di polvere. Finché quell’equilibrio regge, il disco lavora per anni. Quando si rompe, quello che succede nei minuti successivi decide se i dati si recuperano o no.

Il rumore dice quasi tutto

Tic-tic ritmico

Il braccio tenta la lettura, fallisce e ricomincia. È il guasto alle testine: recuperabile, ma solo se si smette subito di alimentarlo. Ogni tentativo rischia di graffiare i piatti.

Non gira, silenzio totale

O manca alimentazione, e allora è l’elettronica, oppure il motore è bloccato. Sono due scenari molto diversi ma entrambi con buone probabilità: i dati sono intatti, il problema è arrivarci.

Raschio continuo

È il suono peggiore: le testine stanno toccando la superficie. Ogni secondo in più asporta materiale magnetico. Qui la differenza tra staccare subito e «provare ancora» è la differenza tra recuperare e non recuperare.

Quando invece il disco sta bene

Non tutti i casi sono meccanici, anzi. Molti dischi arrivano perfettamente funzionanti, con un problema che sta nella struttura logica: una partizione sparita dopo un aggiornamento, una formattazione fatta per sbaglio, file cancellati, un’installazione di Windows finita sul disco sbagliato.

Qui le probabilità sono alte, ma vale una regola sola: smetti di usarlo. Su un disco meccanico i dati cancellati restano scritti finché qualcosa non li sovrascrive, e ogni minuto di utilizzo — anche solo il sistema che lavora in sottofondo — è una possibilità in meno.

Come lavoriamo su un disco malato

La regola è una: sull’originale non si lavora mai più del necessario.

Il primo passo è fare una copia settore per settore con apparecchiature che gestiscono gli errori di lettura senza insistere all’infinito su un settore danneggiato, cosa che invece un computer normale fa fino a mandare in blocco il disco. Sui dischi in condizioni critiche la copia si fa in più passate, prendendo prima le aree sane e tornando dopo su quelle difficili.

Da quel momento in poi si lavora sulla copia, e l’originale non viene più toccato. Se serve sostituire le testine si va in camera bianca, con un disco donatore compatibile: non basta lo stesso modello, servono la stessa famiglia e spesso lo stesso firmware.

Le tre cose da non fare

Non riaccenderlo per riprovare

È l’errore che costa di più. Su un disco che fa rumore, ogni riavvio è un’altra occasione di graffiare i piatti. La prima cosa da fare è staccare, non riprovare.

Niente congelatore

La condensa contamina piatti e testine. È un consiglio nato trent’anni fa su dischi diversissimi da quelli di oggi, e continua a circolare facendo danni.

Non aprirlo

Aprire un disco fuori da una camera bianca significa contaminarlo con polvere che le testine non possono superare. Un disco già aperto da altri parte molto più svantaggiato.

Il caso più frequente: il disco esterno

Sui dischi esterni USB c’è una buona notizia statistica: la parte che si rompe più spesso non è il disco, è la piccola elettronica che lo collega alla porta USB. Una caduta, uno strappo del cavo, uno sbalzo, e il computer non lo vede più.

In quei casi il disco dentro è sano e il recupero è tra i più rapidi che facciamo. Vale la pena verificarlo prima di immaginare il peggio: la differenza di tempo e di costo è enorme.

Attenzione però a un dettaglio: su diversi modelli di disco esterno la cifratura è integrata proprio in quell’elettronica, e in quel caso il disco estratto non si legge su un altro computer. È una delle verifiche che facciamo per prime.

Come funziona da noi

La valutazione viene prima di qualsiasi intervento e ti dice cosa si può fare, con che probabilità e a che cifra. Il recupero si paga solo se riesce; se riesce in parte, ti formuliamo comunque un preventivo su quello che c’è e sei tu a decidere.

La copia dei dati recuperati la conserviamo 30 giorni, poi cancellazione sicura. Sui supporti già aperti o già trattati da altri c’è un contributo di 100 €: si parte da una situazione che non conosciamo e va ricostruita. Per chi non può aspettare esiste la gestione urgente entro 48 ore.

Puoi portarci il disco da solo o tutto il computer, come preferisci: se non te la senti di smontarlo lo facciamo noi. Siamo a Genova, in Viale Brigata Bisagno, zona Brignole. In laboratorio si parla italiano, inglese e ucraino.

Altri supporti

Se il disco è a stato solido il discorso cambia radicalmente, perché non c’è meccanica ma c’è un controller: vedi recupero dati da SSD.

Se il disco fa parte di un sistema a più dischi: NAS. Se il contenuto è cifrato con BitLocker o FileVault: dischi criptati. Il quadro completo è nella pagina recupero dati.

Domande frequenti

Sì, ed è il caso in cui contano i minuti. Quel suono è il braccio delle testine che tenta la lettura, fallisce e torna indietro. Ogni tentativo avvicina le testine ai piatti: continuando ad alimentarlo si passa da un guasto risolvibile a piatti graffiati, che è il punto di non ritorno. Stacca l’alimentazione e non riprovare.

No, e fa danni. La condensa che si forma dentro il disco al rientro in temperatura contamina i piatti e le testine. Nasce da un’epoca di dischi molto diversi da quelli di oggi ed è uno dei consigli peggiori che circolano in rete.

No. Le testine volano sopra i piatti a una distanza più piccola di una particella di polvere: basta aprirlo in una stanza normale per contaminare tutto. Il cambio testine si fa in camera bianca, e un disco già aperto altrove parte molto svantaggiato.

Nei dischi esterni la parte che si rompe più spesso non è il disco ma l’elettronica di collegamento USB. In quel caso il disco interno è intatto e il recupero è tra i più semplici e rapidi che facciamo. Vale la pena verificarlo prima di immaginare il peggio.

No, mai. Quella richiesta significa che il sistema non riconosce più la struttura del disco, non che i file siano spariti. Formattare sostituisce la struttura vecchia con una vuota e complica il recupero. Scollega e basta.

Diccelo, non è un rimprovero: cambia il modo in cui lavoriamo. Molti di quei programmi scrivono sul disco mentre analizzano, e su un disco con un problema meccanico ogni lettura in più consuma vita utile. Se il disco faceva rumore, l’averlo tenuto acceso conta più del programma usato.

Come preferisci. Se sai smontarlo, il solo disco è più comodo; se hai dubbi porta il computer intero, lo estraiamo noi senza costi aggiuntivi. Se il computer non parte ma il disco è sano, spesso i dati si recuperano in tempi brevi.

Se fa rumore, staccalo e chiamaci

Sui guasti meccanici il tempo è la variabile che conta di più. Dicci che rumore fa e cosa è successo: capiamo subito in che scenario siamo.