Non tutti i telefoni sono smartphone, e i cellulari classici arrivano quasi sempre da situazioni diverse: il telefono di un genitore, un apparecchio rimasto anni in un cassetto, un numero o un messaggio che serve ritrovare.
Tecnicamente sono anche i recuperi con le probabilità più alte. Su questi apparecchi la memoria in genere non è cifrata: si legge direttamente, spesso anche quando il telefono non si accende. Dove su uno smartphone recente senza codice ci si ferma, qui si va avanti.
Dove sono davvero i tuoi dati
Sulla SIM
Sui modelli meno recenti rubrica e SMS finiscono spesso sulla SIM, e si leggono separatamente dal telefono. È il recupero più semplice e più rapido che facciamo.
Nella memoria interna
Foto, suonerie, note e a volte i messaggi. Si legge collegando l’apparecchio o, se non risponde più, lavorando direttamente sulla memoria.
Sulla scheda di memoria
Se il telefono ne aveva una, quasi sempre è lì che stanno le foto. La scheda si legge anche se il telefono è distrutto: portacela.
Cosa portare
Portaci il telefono con la sua SIM, la scheda di memoria se c’era, il caricabatterie originale se ce l’hai ancora (sui modelli vecchi i connettori sono tutti diversi) e il codice di sblocco o il PIN se lo conosci.
Se il PIN non lo sai, non tentare a caso: dopo tre errori la SIM si blocca e serve il PUK dell’operatore, che richiede la titolarità della linea. È un passaggio evitabile, ma solo se non si prova.
Quando il telefono era di una persona che non c’è più
È la richiesta che riceviamo più spesso su questi apparecchi, e la trattiamo per quello che è: non stai cercando un file, stai cercando una voce registrata, una fotografia, un messaggio.
Dicci subito la situazione, perché cambia concretamente il lavoro: le verifiche che possiamo fare, i documenti che ti chiediamo e il modo di procedere sulla SIM, che resta intestata al titolare della linea. Preferiamo affrontarlo all’inizio, con calma, piuttosto che a lavoro avviato.
Da non fare
Non tentare il PIN a caso
Tre errori e la SIM si blocca. Sbloccarla richiede il PUK dell’operatore e la titolarità della linea: un passaggio che si evita solo non provando.
Non forzare la batteria gonfia
Sui telefoni fermi da anni la batteria si deforma. Non forarla, non schiacciarla, non tentare di ricaricarla: portacelo così com’è.
Non asciugare col calore
Phon, termosifoni e forni deformano la plastica e spingono l’umidità più a fondo. Se è bagnato, non accenderlo e portacelo.
Se ti servono come prova
Capita che quello che serve recuperare siano SMS o registri di chiamata da usare in una controversia. In quel caso il recupero da solo non basta: serve una procedura documentata che ne certifichi l’integrità e la provenienza, altrimenti il materiale perde valore.
Ce ne occupiamo, ma va detto prima di mettere le mani sul dispositivo, perché cambia il metodo di lavoro fin dal primo passaggio. Ne parliamo nella pagina analisi forense informatica.
Come funziona
La valutazione precede il lavoro e ti dice cosa è possibile e a che cifra. Si paga solo a recupero riuscito; in caso di recupero parziale ti formuliamo comunque un preventivo su quello che c’è e decidi tu.
La copia dei dati la conserviamo 30 giorni, poi cancellazione sicura. Sui dispositivi già aperti o già trattati da altri c’è un contributo di 100 €.
Siamo a Genova, in Viale Brigata Bisagno, zona Brignole. In laboratorio si parla italiano, inglese e ucraino.
Altri dispositivi
Se il telefono è uno smartphone recente la strada è diversa: recupero dati da smartphone e tablet Android oppure recupero dati da iPhone e iPad.
Per la sola scheda di memoria: recupero dati da micro SD. Il quadro completo è nella pagina recupero dati.
Domande frequenti
Sì, ed è proprio il caso di questa pagina. Sui telefoni senza sistema operativo moderno la memoria di solito non è cifrata: si legge direttamente, anche quando il telefono non si accende più.
Sui modelli meno recenti rubrica e SMS sono spesso salvati sulla SIM, e in quel caso si leggono a parte: è il recupero più semplice che esista. Le foto invece stanno quasi sempre nella memoria interna o sulla scheda. Portaci tutto insieme e lo verifichiamo.
Il PUK lo fornisce il tuo operatore telefonico e serve la titolarità della linea. Se la SIM è intestata a una persona che non c’è più, la strada passa dall’operatore e richiede documenti: dicci la situazione e ti spieghiamo cosa serve.
Diccelo subito, perché cambia le verifiche che possiamo fare e i documenti che ti chiediamo. È una richiesta che riceviamo spesso e la trattiamo con la delicatezza che merita: capiamo che quello che cerchi non è un file, sono una voce, una foto o un numero.
Non forare e non schiacciare la batteria, e non provare a caricarlo. Portacelo com’è: i telefoni rimasti fermi a lungo si recuperano spesso, ma la batteria vecchia va gestita in laboratorio, non a casa.
In quel caso non basta il recupero: serve una procedura documentata che ne certifichi l’integrità. Ce ne occupiamo, ma va detto prima di toccare il dispositivo, perché cambia il modo di lavorare. Vedi analisi forense informatica.
Portacelo e vediamo cosa c’è
Sui telefoni cellulari le probabilità sono alte: la memoria in genere non è cifrata e si legge anche da apparecchi che non si accendono più.

