Il backup che credevi di avere: 5 modi in cui smette di funzionare senza dirtelo

Il backup c'era, ma aveva smesso di funzionare da mesi. I cinque modi in cui succede più spesso, raccontati da chi apre i dischi quando è troppo tardi.

In laboratorio arrivano dischi da persone che il backup lo facevano. Non è vero che se ne erano dimenticate: lo avevano impostato, magari anni fa, e vivevano tranquille. Il problema è che quel backup aveva smesso di funzionare da mesi, e nessuno se n’era accorto.

È la situazione peggiore di tutte, perché toglie l’unica cosa che rende sopportabile un disco rotto: la certezza di avere una copia. Qui sotto ci sono i cinque modi in cui succede più spesso, così come li vediamo noi. Alla fine trovi come controllare il tuo in dieci minuti.

1. Il disco esterno sempre attaccato

È il caso più frequente in assoluto. Un disco USB collegato al computer, con il backup automatico che gira ogni notte. Sulla carta è perfetto.

Il punto è che un disco sempre collegato condivide il destino del computer. Se arriva un ransomware, cripta anche quello: per il virus è solo un’altra lettera di unità. Se salta la corrente in modo brutto, se ne vanno insieme. Se entrano i ladri, si portano via entrambi, perché stanno sulla stessa scrivania.

Il backup serve proprio per gli eventi che colpiscono il computer. Tenerlo attaccato significa esporlo agli stessi eventi.

2. La sincronizzazione non è un backup

OneDrive, Google Drive, Dropbox e simili fanno una cosa preziosa, ma non è quella che pensi. Sincronizzano: tengono due cartelle identiche. Se un file cambia da una parte, cambia dall’altra.

Il che significa che se cancelli, la cancellazione si propaga. Se un ransomware cripta i tuoi file, la versione criptata viene caricata sul cloud e sovrascrive quella buona. Se un programma corrompe un archivio, il file corrotto sale in copia.

Quasi tutti questi servizi hanno un cestino e una cronologia delle versioni, ed è una rete di sicurezza vera. Ma ha una scadenza — spesso trenta giorni — e chi si accorge del disastro dopo due mesi trova il cestino già svuotato.

3. Il backup che si è fermato e non lo ha detto a nessuno

Questo è il più insidioso, perché non c’è nessun evento drammatico: semplicemente, a un certo punto, il backup ha smesso di girare.

Le cause sono sempre le stesse. È stata cambiata la password dell’account e il programma non riesce più ad accedere. Il disco di destinazione si è riempito. Un aggiornamento di sistema ha disattivato il servizio. Qualcuno ha staccato il disco per usarlo e non lo ha ricollegato.

In tutti questi casi il programma lo dice: mostra un avviso, manda un’email, mette un punto esclamativo su un’icona. Ma quell’avviso finisce in mezzo a decine di altre notifiche e nessuno lo legge. Il backup più pericoloso è quello che credi attivo.

4. Il NAS, il RAID e i dischi comprati insieme

Chi ha un NAS in azienda spesso pensa di aver risolto il problema. In parte è vero, ma su due punti la fiducia è mal riposta.

Il RAID non è un backup. Protegge dal guasto di un disco, e lo fa bene. Non protegge da niente altro: se cancelli una cartella per sbaglio, sparisce da tutti i dischi contemporaneamente. Se arriva un ransomware, cripta tutto il volume. Se il NAS prende un fulmine o va a fuoco, se ne vanno insieme.

E poi c’è una cosa che si scopre solo quando succede: i dischi di un NAS vengono comprati insieme. Stesso modello, stesso lotto di produzione, stesse ore di lavoro. Quando il primo cede per usura, gli altri sono esattamente alla stessa età. Capita di vedere il secondo disco mollare durante la ricostruzione del primo, che è il momento in cui il sistema è più sotto sforzo.

5. Il backup che non è mai stato provato

Questo li riassume tutti. Un backup che non hai mai ripristinato non è un backup: è un’ipotesi.

Ci arrivano archivi che si aprono a metà, cartelle piene di file da zero byte, immagini di sistema che non si montano più, copie protette da una password che nessuno in azienda ricorda. In tutti quei casi la copia c’era. Semplicemente non funzionava, e lo si è scoperto nel momento peggiore.

Come controllare il tuo, in dieci minuti

Non serve niente di tecnico. Bastano quattro domande, e conviene farsele oggi invece che dopo.

  1. Quando è stato fatto l’ultimo backup? Apri il programma e guarda la data. Se non è di questa settimana, hai già la risposta.
  2. Apri un file dalla copia. Non guardare l’elenco: aprilo davvero. Un documento, una foto, un file del gestionale. Se si apre, quella copia esiste.
  3. C’è tutto quello che ti serve? Molti backup salvano solo la cartella Documenti e lasciano fuori il desktop, la posta, gli archivi del gestionale e i database. Sono proprio le cose che poi mancano.
  4. La copia è in un altro posto? Se il backup sta nella stessa stanza del computer, non ti protegge da furto, incendio o allagamento.

Come dovrebbe essere fatto

La regola che funziona da sempre si riassume in tre numeri: tre copie dei dati, su due supporti diversi, di cui una fuori sede.

Tradotto in pratica: i file sul computer, una copia su un disco esterno che scolleghi quando ha finito, e una copia fuori — su cloud oppure su un secondo disco che tieni altrove. Non è complicato e non è costoso. La parte difficile è ricordarsi di verificare che funzioni ancora, e per questo conviene mettersi un promemoria ogni tre mesi.

Quanto costa scoprirlo tardi

Qui il confronto è impietoso. Un backup fatto bene costa un disco esterno e mezz’ora di configurazione. Il recupero dei dati da un disco guasto costa molto di più, richiede giorni invece di minuti, e soprattutto non è garantito: su un disco con danno meccanico grave si recupera quello che c’è, non quello che serve.

Noi il recupero lo facciamo, abbiamo un laboratorio con camera bianca proprio per quello. Ma la verità è che il lavoro migliore che possiamo fare per te è quello che ti evita di doverci chiamare.

Se il disco è già rotto

Se sei arrivato qui perché il problema ce l’hai adesso, una cosa sola: spegnilo e non riaccenderlo. Ogni tentativo di far ripartire un disco che fa rumore, e ogni programma di recupero lanciato sopra un disco che sta cedendo, può trasformare una situazione recuperabile in una perdita definitiva.

Portacelo o spediscilo: guardiamo cosa c’è e ti diciamo cosa è realisticamente recuperabile e quanto costa, prima di iniziare qualsiasi lavoro. Il laboratorio è in Viale Brigata Bisagno 6/1A a Genova, zona Brignole, e il numero è 010 8568421.

Se invece il disco gira ancora, chiudi questa pagina e vai a controllare il tuo backup. Ci vogliono dieci minuti.