Recupero dati da smartphone e tablet Android a Genova

Su Android il modello decide il metodo: su alcuni si legge la memoria anche a telefono morto, su altri serve la scheda viva e il tuo PIN. Ecco come distinguerli.

Su Android non esiste una risposta sola, e chi te la dà senza chiederti il modello sta tirando a indovinare. Il mondo Android è frammentato: marche diverse, processori diversi, memorie diverse, sistemi di cifratura diversi. Ed è il modello a decidere se il recupero è una strada in discesa o un lavoro complesso.

Semplificando molto, ci sono due famiglie di casi.

Le due strade possibili

Telefoni recenti: serve la scheda viva

Dai modelli degli ultimi anni la memoria è cifrata e la chiave è legata all’hardware e al tuo PIN. Leggere la memoria fuori dal telefono restituisce dati illeggibili: si deve rimettere in funzione il telefono. Serve il codice di sblocco.

Modelli economici o più datati: si legge la memoria

Su molti dispositivi di fascia bassa e su quelli di qualche anno fa la memoria si può leggere direttamente, anche con il telefono distrutto o senza alimentazione. È il caso in cui si recupera più spesso, anche da situazioni disperate.

Ecco perché ti chiediamo il modello

Non è burocrazia: è la domanda che ci permette di dirti in cinque minuti se il tuo caso è recuperabile o no, invece di farti aspettare una settimana per una risposta che potevamo darti subito.

Con marca, modello e la descrizione di cosa è successo — caduta, liquido, non si accende, si riavvia in continuazione, chiede di formattare — si capisce quasi sempre in che famiglia siamo. Il resto lo dice la valutazione in laboratorio.

Le tre cose che rovinano un recupero Android

Sbloccare il bootloader

È l’errore più costoso e il più frequente tra chi prova a fare da sé: sbloccare il bootloader cancella la memoria. Non è un effetto collaterale, è una protezione voluta. Se l’operazione va a termine, i dati non ci sono più.

Accettare «formatta per continuare»

Quella schermata compare quando il sistema non riesce più a decifrare la memoria. Accettarla è l’unico modo per rendere il danno irreversibile. Spegni e basta.

Ripristino ai dati di fabbrica

Nessun ripristino ripara un telefono che non parte: cancella. Vale anche per i reset avviati dal menu di recupero sperando che «si sistemi da solo».

La microSD è spesso la scorciatoia

Su moltissimi telefoni Android le foto e i video finiscono sulla scheda di memoria, non nella memoria interna. E la scheda si legge separatamente dal telefono: anche se il dispositivo è distrutto, sott’acqua o senza alimentazione, la scheda in genere è intatta.

È la prima cosa che chiediamo e la prima che proviamo, perché in parecchi casi risolve la metà del problema in un’ora. Portala insieme al telefono anche se pensi che sia vuota.

Tablet Android

Sui tablet vale esattamente lo stesso discorso, con due particolarità pratiche. La prima è la batteria gonfia, molto comune sui tablet lasciati in carica per anni o rimasti in un cassetto: se la scocca si è aperta o il vetro si è sollevato, non premere e non forare, portacelo così.

La seconda è che sui tablet usati dai bambini troviamo spesso profili multipli: dicci quale utenza contiene i dati che ti servono, perché ognuna ha la sua area cifrata separata.

Il dispositivo è rotto: si recupera lo stesso?

Molto spesso sì. Interveniamo sul telefono quel tanto che basta per arrivare ai dati: display, alimentazione, porta di ricarica, lavoro sulla scheda dove serve.

Non vendiamo la riparazione del telefono: quella è il mezzo, quello che paghi è il recupero. Alla fine potresti avere i tuoi dati e un telefono che comunque va sostituito: è giusto saperlo prima.

La diagnosi costa 49 €, scalati dal preventivo se procedi. Il recupero si paga solo se riesce. Se riesce in parte, ti facciamo comunque un preventivo su quello che c’è e decidi tu. La copia dei dati la teniamo 30 giorni e poi la cancelliamo in modo sicuro; sui dispositivi già aperti da altri c’è un contributo di 100 €.

Altri dispositivi

Se il dispositivo è Apple la strada è un’altra: vedi recupero dati da iPhone e iPad. Se invece è un telefono non smartphone, vedi recupero dati da telefoni cellulari.

Per la sola scheda di memoria: recupero dati da micro SD. Tutti gli altri supporti sono nella pagina recupero dati.

Domande frequenti

Perché su Android il modello decide il metodo. Tra un telefono di fascia alta recente e un modello economico di qualche anno fa cambia tutto: nel primo caso serve la scheda funzionante e il tuo PIN, nel secondo si può leggere la memoria anche a telefono morto. Sapere il modello ci fa dire subito cosa è realistico.

Sì, ed è grave. Sbloccare il bootloader cancella la memoria: è una protezione voluta, non un effetto collaterale. Se l’operazione è andata a termine, i dati precedenti non ci sono più.

No, mai. Quella schermata compare quando il sistema non riesce più a decifrare la memoria, e accettarla è l’unica azione che rende il danno definitivo. Spegni il telefono e portacelo così.

Spesso in meglio, ed è la prima cosa che controlliamo. Su molti telefoni foto e video finiscono lì, e la scheda si legge separatamente dal telefono anche se il telefono è distrutto. Portacela insieme al dispositivo. Vedi anche recupero dati da micro SD.

Sui telefoni recenti sì: la cifratura è legata alle tue credenziali. Su modelli meno recenti o di fascia economica a volte no, perché la memoria si legge direttamente. Diccelo comunque se lo conosci: allarga le possibilità in ogni caso.

No, il riso non asciuga l’interno e fa perdere tempo prezioso, che è l’unica cosa che conta davvero. Non ricaricarlo, non accenderlo, portacelo il prima possibile: la corrosione lavora ogni ora che passa.

Lo facciamo insieme prima di intervenire sull’hardware. Foto, contatti e a volte i messaggi possono essere già sincronizzati: se ci sono, il lavoro si riduce e a volte non serve nemmeno.

Dicci marca, modello e cosa è successo

Con queste tre informazioni ti diciamo subito in che scenario siamo e cosa è realistico aspettarsi.