Il NAS è il supporto che dà più falsa sicurezza di tutti. Sta acceso in un angolo, ha più dischi, ha una spia verde, e quasi tutti lo considerano il posto sicuro dove stanno le copie. Poi si accende una spia rossa, si sostituisce il disco come dice il manuale, e da quel momento in poi non si accede più a niente.
La ragione è che dentro un NAS i dati non stanno su un disco: stanno spezzettati su tutti, secondo uno schema che solo il NAS conosce. Basta perdere quello schema per avere quattro dischi pieni e nessun file.
Come si arriva a perdere un NAS
Il secondo disco che cede
È lo scenario più comune in assoluto: un disco si è guastato mesi fa e nessuno se n’è accorto, poi ne cede un altro e il sistema si ferma. La tolleranza c’era e si era già consumata senza che nessuno la vedesse.
La ricostruzione andata male
Si sostituisce il disco guasto e si avvia la ricostruzione. È l’operazione più pesante che i dischi possano subire, e un disco già stanco spesso cede proprio lì. La riparazione diventa il guasto.
Il volume che «si è danneggiato»
Un aggiornamento interrotto, un’interruzione di corrente, un filesystem che non monta più. I dischi stanno benissimo: quello che si è rotto è la mappa.
Cosa fare nell’ordine giusto
Se il NAS non presenta più i dati, la sequenza corretta è questa e vale più di qualsiasi tentativo tecnico.
Primo: spegnilo. Non lasciarlo acceso «per vedere se si riprende»: se sta tentando una ricostruzione con dischi sofferenti, ogni ora in più peggiora la situazione.
Secondo: non accettare le riparazioni proposte dall’interfaccia. Sono pensate per problemi lievi e scrivono sull’insieme dei dischi; su una situazione già compromessa consolidano il danno.
Terzo: numera i dischi prima di toglierli. Un pennarello e trenta secondi. L’ordine fa parte dello schema: senza, va ricostruito, ed è lavoro in più che potevi risparmiare.
Quarto: portaceli tutti, anche quelli apparentemente sani, e anche il NAS se puoi: il modello determina il formato interno.
Come lavoriamo
Prima di qualsiasi analisi si fa una copia completa di ogni disco, uno per uno. Da quel momento gli originali si mettono da parte e non si toccano più: qualsiasi tentativo, riuscito o sbagliato, avviene sulle copie.
Poi si ricostruisce lo schema: quanti dischi, in che ordine, con che dimensione dei blocchi, con quale disposizione della ridondanza. Sono parametri che il costruttore non pubblica e che si ricavano dai dati stessi. Ricostruito lo schema, il volume si rimonta in lettura e i file tornano visibili.
È il motivo per cui i tempi dipendono soprattutto dalla capacità totale: la copia iniziale è la parte lunga, e non si può saltare.
Una cosa che va detta: il RAID non è un backup
È il malinteso che ci costa più recuperi di tutti gli altri messi insieme.
La ridondanza di un NAS protegge da una cosa sola: la rottura fisica di un disco. Non protegge da un file cancellato per sbaglio, che sparisce da tutti i dischi contemporaneamente. Non protegge da un ransomware, che cifra tutto quello che raggiunge. Non protegge da un alimentatore che se ne va portandosi dietro due dischi insieme. Non protegge da un furto, da un allagamento o da un incendio, perché tutti i dischi stanno nella stessa scatola nella stessa stanza.
Un NAS senza una copia altrove non è una copia di sicurezza: è un unico punto di rottura più capiente. Se dopo il recupero vuoi mettere in piedi qualcosa di solido, è una delle cose di cui ci occupiamo per le aziende.
Come funziona da noi
La valutazione viene prima di qualsiasi intervento e ti dice cosa si può fare, con che probabilità e a che cifra. Il recupero si paga solo se riesce; se riesce in parte, ti formuliamo comunque un preventivo su quello che c’è e sei tu a decidere.
La copia dei dati recuperati la conserviamo 30 giorni, poi cancellazione sicura. Sui supporti già aperti o già trattati da altri c’è un contributo di 100 €: si parte da una situazione che non conosciamo e va ricostruita. Per chi non può aspettare esiste la gestione urgente entro 48 ore.
Per i NAS aziendali, dove il fermo pesa sul lavoro di tutti, esiste la gestione prioritaria. Siamo a Genova, in Viale Brigata Bisagno, zona Brignole. In laboratorio si parla italiano, inglese e ucraino.
Sistemi collegati
Se il sistema è un server con controller dedicato: recupero dati da server. Per la parte teorica su come si ricostruisce un insieme di dischi: recupero dati RAID.
Se c’è di mezzo un ransomware: recupero da ransomware. Per i singoli dischi: hard disk, SSD. Quadro completo: recupero dati.
Domande frequenti
Non prima di aver capito da quanto tempo è guasto e se ce ne sono altri sofferenti. La ricostruzione è l’operazione più pesante che un disco possa subire: rilegge tutto l’insieme da cima a fondo per ore. Se un secondo disco è ai limiti, cede proprio durante la ricostruzione, ed è l’esatto momento in cui si perde tutto.
Non accettare. Le funzioni di riparazione integrate scrivono sull’insieme dei dischi per rimettere in ordine le strutture: se la situazione è già compromessa, quella scrittura consolida il danno invece di correggerlo. Spegni il NAS.
Non è irreparabile: l’ordine si ricostruisce analizzando il contenuto dei dischi, ma è lavoro in più. Per il futuro: prima di sfilarli, numerali con un pennarello nell’ordine in cui stavano. È il gesto più utile che si possa fare in due minuti.
Tutti, e anche il NAS stesso se puoi. I dati non stanno su un disco: stanno distribuiti su tutti, e ricostruirli richiede l’insieme completo. Portare solo il disco guasto non serve a niente.
È uno scenario diverso e va affrontato in modo diverso: stacca il NAS dalla rete e non spegnerlo né riavviarlo prima di sentirci. Ne parliamo nella pagina dedicata al recupero da ransomware.
No, ed è il malinteso più costoso che incontriamo. Il RAID protegge dalla rottura di un disco, e basta. Non protegge da cancellazioni, da errori umani, da ransomware, da un guasto dell’alimentatore che porta via due dischi insieme, da un furto o da un incendio. Un NAS senza una copia altrove non è una copia di sicurezza.
Dipende dalla capacità complessiva e dallo stato dei dischi: si copia tutto disco per disco prima di toccare qualsiasi cosa, e su volumi grandi è la fase più lunga. Per chi non può aspettare c’è la gestione urgente entro 48 ore.
Spegnilo, numera i dischi, chiamaci
Su un NAS in difficoltà le prime decisioni contano più di tutto il resto. Prima di far ricostruire qualcosa, sentici.

