DoctorData: il laboratorio di recupero dati

DoctorData è il nome con cui facciamo il recupero dati specialistico, quello che richiede attrezzature dedicate e un ambiente controllato. Dietro c’è la stessa realtà di Genova Informatica: stesso interlocutore, stesso indirizzo dove consegni il supporto, stesse condizioni.

Su questa pagina non troverai l’elenco di quello che sappiamo fare, che è nelle pagine dedicate a ciascun supporto. Troverai una cosa sola, spiegata bene: cos’è davvero una camera bianca, quando serve e quando no. Perché è il termine più usato e meno spiegato di tutto il settore.

Che cos’è una camera bianca

Non è una stanza pulita. È un ambiente in cui l’aria viene filtrata e ricambiata in continuo, in modo che il numero di particelle sospese resti sotto una soglia misurabile. Il motivo è una questione di scala che vale la pena capire, perché spiega tutto il resto.

La distanza in gioco

Dentro un hard disk le testine volano sopra i piatti a una distanza di pochi nanometri. Un granello di polvere domestica è centinaia di volte più grande di quello spazio: se finisce lì in mezzo, non viene scansato, viene investito.

Aria filtrata e in pressione

Il flusso è costante e diretto, e l’ambiente è tenuto a pressione leggermente superiore rispetto all’esterno: così l’aria esce, e non entra portandosi dentro quello che trova.

Non basta l’ambiente

Servono anche il modo di lavorare, gli attrezzi giusti e la disciplina di chi ci sta dentro. Una camera bianca usata male è una stanza costosa e basta.

Quando serve davvero

Serve in un caso solo: quando bisogna aprire un hard disk meccanico per intervenire sulle sue parti interne. In pratica quando le testine di lettura sono danneggiate e vanno sostituite prelevandole da un disco donatore compatibile, oppure quando il motore è bloccato e occorre lavorare sul gruppo rotante.

In quei casi non c’è alternativa: un disco aperto in una stanza normale si contamina, e la contaminazione non si toglie più. È il motivo per cui un disco già aperto da altri parte molto svantaggiato, e il motivo per cui il contributo su quei supporti esiste.

Aggiungiamo un dettaglio che quasi nessuno racconta: il disco donatore non basta che sia dello stesso modello. Servono la stessa famiglia costruttiva e spesso la stessa versione di firmware, altrimenti le testine nuove non riescono a interpretare quello che leggono. Trovare il donatore giusto è parte del lavoro, e a volte è la parte più lunga.

Quando invece non serve, ed è la maggior parte dei casi

Qui diciamo la cosa che nel nostro settore di solito si evita, perché la camera bianca è l’argomento di vendita più efficace che esista.

La maggioranza dei recuperi non ha bisogno di aprire niente.

Un SSD non si apre in camera bianca: non ha parti in movimento, e il lavoro sta nel leggere le memorie e ricostruire la mappa del controller. Una chiavetta USB o una micro SD nemmeno. Un NAS con i dischi sani e la configurazione persa è un lavoro di ricostruzione, non di meccanica. Uno smartphone o un iPhone si affrontano sulla scheda. Una partizione sparita, una formattazione per sbaglio, dei file cancellati: nessuno di questi casi si avvicina a una camera bianca.

Se ti stanno vendendo la camera bianca per recuperare una chiavetta, ti stanno vendendo la parola.

Cosa conta oltre la camera bianca

Copiare prima, lavorare dopo

La regola che vale su ogni supporto: prima si fa una copia integrale, poi l’originale si mette da parte. Serve strumentazione che sappia gestire gli errori di lettura senza insistere fino a peggiorare il disco, cosa che un computer normale non sa fare.

Il magazzino dei donatori

Sui guasti meccanici il tempo se ne va nel trovare il disco compatibile giusto. Avere pezzi disponibili è metà del mestiere, e non si vede in nessuna fotografia.

La ricostruzione virtuale

Su RAID, NAS e server il lavoro è ritrovare lo schema con cui i dati erano distribuiti, provando le combinazioni sulle copie. Nessuna camera bianca è coinvolta: è pazienza e metodo.

Perché non diciamo dove si trova

È una domanda che ci fanno, e la risposta è una scelta consapevole.

Nel laboratorio tecnico passano supporti che contengono la contabilità di aziende, documentazione legale, archivi sanitari, materiale personale di persone che non ci sono più. Meno è noto dove si trovano fisicamente quei dispositivi, più sono al sicuro: vale per te che ce li affidi e vale per noi.

Quello che ti serve sapere è l’altro capo della catena, ed è pubblico: consegni a Genova, in Viale Brigata Bisagno 6/1A, zona Brignole, e ritiri lì. Il trasporto e la custodia da quel momento in poi sono responsabilità nostra e tracciati.

Se non sei a Genova

Il laboratorio è a Genova, ma non serve venire di persona: una parte dei supporti che trattiamo arriva per corriere da tutta Italia, e la procedura è rodata.

Come funziona. Prima ci scrivi cosa è successo, con che supporto e cosa hai già provato: ti diciamo subito se il caso è nostro, perché non ha senso farti spedire qualcosa per sentirsi dire di no. Poi il supporto lo imballi e lo spedisci con corriere tracciato.

Come imballare. Il supporto avvolto nel pluriball, dentro una scatola rigida, bloccato in modo che non possa muoversi: la maggior parte dei danni da trasporto nasce da un disco che sbatte dentro una scatola troppo grande. Niente buste imbottite per gli hard disk meccanici. Se il supporto era in un computer o in un NAS puoi spedire l’apparecchio intero.

Le spese di spedizione sono a tuo carico, sia all’andata sia al ritorno: lo diciamo prima e non compare come sorpresa in fattura.

Durante la lavorazione ti aggiorniamo per email o WhatsApp, e i dati recuperati te li restituiamo su un supporto nuovo o tramite un canale riservato, come preferisci. La gestione urgente entro 48 ore vale anche a distanza.

Le condizioni, in chiaro

Si paga solo a recupero riuscito. Se il recupero è parziale ti formuliamo comunque un preventivo su quello che c’è, e decidi tu se accettarlo: nessuna sorpresa a lavoro finito.

La copia dei dati recuperati resta disponibile 30 giorni, così hai il tempo di controllare che ci sia tutto quello che ti serve. Poi viene cancellata in modo sicuro.

Sui supporti già aperti o già trattati da altri c’è un contributo di 100 €: si parte da una situazione che nessuno ci ha descritto e che va ricostruita prima di poter dire qualcosa di sensato.

Per chi non può aspettare esiste la gestione urgente entro 48 ore, con lavorazione prioritaria.

Da dove partire

Se sai già che supporto hai in mano, la pagina giusta è una di queste: hard disk, SSD, NAS, server, RAID, pen drive, micro SD, CD e DVD, Mac, iPhone e iPad, smartphone Android, telefoni cellulari, dischi criptati.

Se non sei sicuro, parti dalla pagina recupero dati oppure chiamaci e descrivici cosa è successo: in cinque minuti si capisce quasi sempre in che scenario siamo.

Domande frequenti

Sono due marchi della stessa realtà: Genova Informatica è il laboratorio a cui ti rivolgi, DoctorData è il nome con cui lavoriamo sul recupero dati specialistico. Il tuo interlocutore è sempre lo stesso e il supporto lo consegni sempre allo stesso indirizzo.

È una scelta di riservatezza, e vale per i clienti come per noi. In quel laboratorio passano supporti che contengono contabilità, cartelle cliniche, documenti legali e archivi personali: meno è noto dove si trovano fisicamente, meglio è per tutti. Il punto di consegna è il nostro indirizzo a Genova, e da lì in poi la catena la gestiamo noi.

No, e chi la mette in prima pagina come se fosse la soluzione a tutto sta facendo pubblicità, non tecnica. Serve solo quando bisogna aprire un hard disk meccanico per intervenire sulle parti interne. Su SSD, chiavette, schede di memoria, NAS con dischi sani, telefoni e problemi logici non c’entra nulla.

Te lo diciamo alla valutazione, e lo diciamo anche quando la risposta è no. Il rumore del disco dà già un’indicazione forte: un tic-tic ritmico fa pensare a un intervento interno, un disco silenzioso o riconosciuto ma illeggibile quasi sempre no.

No. Il recupero si paga solo se riesce. In caso di recupero parziale ti formuliamo comunque un preventivo su quello che c’è, e decidi tu se accettarlo: non ti mettiamo davanti al fatto compiuto.

La copia dei dati recuperati resta a disposizione 30 giorni, così hai il tempo di verificare che ci sia tutto. Dopo viene cancellata in modo sicuro.

Si può lavorare lo stesso, con un contributo di 100 €: si parte da una situazione che non conosciamo, con contaminazioni e interventi precedenti da ricostruire prima di poter fare qualsiasi valutazione seria.

Esiste la gestione urgente entro 48 ore, con lavorazione prioritaria. Dillo alla prima chiamata: su alcuni casi cambia anche l’ordine in cui affrontiamo le operazioni.

Descrivici il caso

Che supporto è, cosa è successo e cosa hai già provato. Con queste tre cose ti diciamo se il caso è nostro e cosa è realistico aspettarsi.