Quando più dischi lavorano insieme, i dati non stanno da nessuna parte per intero: ogni file è distribuito a pezzi su tutti i dischi, secondo uno schema deciso al momento della configurazione. Finché quello schema è noto, i pezzi si rimettono insieme. Quando si perde, si hanno dischi pieni di dati e nessun file leggibile.
Recuperare un RAID vuol dire essenzialmente questo: ritrovare lo schema. Non è un’operazione di forza, è un lavoro di ricostruzione.
I parametri da ritrovare
L’ordine dei dischi
Quale disco era il primo, quale il secondo. Sbagliare l’ordine produce dati che sembrano quasi giusti e non lo sono: è l’errore che genera i file «recuperati» ma illeggibili.
La dimensione dei blocchi
Ogni quanti byte si passa al disco successivo. È un parametro che il costruttore raramente dichiara e che va ricavato osservando come i dati sono distribuiti.
La disposizione della ridondanza
In un RAID 5 l’informazione di controllo ruota tra i dischi, e ci sono modi diversi di farla ruotare. Individuare quello giusto è ciò che permette di ricostruire i pezzi mancanti.
Quanto margine hai, in base al tipo
RAID 0: nessuna ridondanza, i dati sono semplicemente divisi tra i dischi per andare più veloci. Se un disco cede fisicamente, di ogni file manca una parte. Si recupera in proporzione a quanto si riesce a leggere dal disco danneggiato.
RAID 1: i dischi sono copie l’uno dell’altro. È il caso più semplice, perché ogni disco contiene tutto. Attenzione però: se il problema è una cancellazione o un ransomware, l’operazione è stata copiata su entrambi.
RAID 5: si tollera un disco guasto. Il rischio vero è il secondo guasto che arriva mentre il primo non era stato notato, oppure durante la ricostruzione.
RAID 6: si tollerano due dischi. Più margine, stessa dinamica.
RAID 10: coppie di copie messe in sequenza. Sopporta più guasti, ma dipende da quali: due dischi della stessa coppia fanno cadere tutto.
Da non fare
Non far ricostruire alla cieca
Prima di sostituire un disco va verificato lo stato di tutti gli altri. La ricostruzione è lo sforzo più grande che i dischi affrontano, ed è il momento in cui cedono quelli già stanchi.
Non inizializzare
Se il controller propone di inizializzare o di creare un nuovo insieme per «rimettere in servizio», la risposta è no: sovrascrive la configurazione esistente.
Non mescolare i dischi
Numerali prima di sfilarli. L’ordine fa parte dello schema: perderlo significa doverlo ricostruire, cioè tempo e costo in più per niente.
Come lavoriamo
Prima si copia ogni disco singolarmente, gestendo eventuali errori di lettura con apparecchiature che non insistono fino a peggiorare il disco. Se un disco ha un guasto meccanico, si affronta quello per primo: senza la sua parte, la ricostruzione dell’insieme sarebbe incompleta.
Poi la ricostruzione avviene in modo virtuale sulle copie: si prova una combinazione di parametri, si osserva se le strutture risultanti hanno senso, si corregge. Quando lo schema è quello giusto il volume si monta in sola lettura e i file compaiono, con i nomi e le cartelle originali.
Gli originali non vengono mai modificati. È ciò che permette di sbagliare un tentativo senza pagarlo.
Come funziona da noi
La valutazione viene prima di qualsiasi intervento e ti dice cosa si può fare, con che probabilità e a che cifra. Il recupero si paga solo se riesce; se riesce in parte, ti formuliamo comunque un preventivo su quello che c’è e sei tu a decidere.
La copia dei dati recuperati la conserviamo 30 giorni, poi cancellazione sicura. Sui supporti già aperti o già trattati da altri c’è un contributo di 100 €: si parte da una situazione che non conosciamo e va ricostruita. Per chi non può aspettare esiste la gestione urgente entro 48 ore.
Portaci tutti i dischi numerati nell’ordine in cui stavano, e se lo conosci il tipo di RAID e il modello del controller. Siamo a Genova, in Viale Brigata Bisagno, zona Brignole. In laboratorio si parla italiano, inglese e ucraino.
Dove si trova un RAID
Nella pratica lo incontri dentro due cose: un NAS, oppure un server con controller dedicato. Le pagine dedicate raccontano i casi tipici di ciascuno.
Per i singoli dischi che lo compongono: hard disk, SSD. Quadro completo: recupero dati.
Domande frequenti
Tutta. In un RAID 0 i dati sono divisi tra i dischi senza nessuna ridondanza: se ne cede uno, manca metà di ogni file e il recupero dipende da quanto si riesce a leggere da quel disco. In un RAID 5 si tollera un disco guasto, in un RAID 6 due, in un RAID 1 i dischi sono copie. Sapere il livello ci dice subito quanto margine c’è.
Si ricostruisce analizzando il contenuto: l’ordine lascia tracce riconoscibili. È lavoro in più, non un vicolo cieco. La prossima volta bastano un pennarello e trenta secondi.
Capita spesso, ed è il motivo per cui si comincia sempre copiando ogni disco singolarmente. Se un disco ha bisogno di intervento meccanico si affronta prima quello, poi si passa alla ricostruzione dell’insieme.
Dipende da cosa è successo. Se il problema è logico — configurazione persa, controller guasto — sì, spesso per intero. Se un disco è fisicamente compromesso, si recupera in proporzione a quanto si riesce a leggere: i file che avevano parti sul disco danneggiato risultano incompleti.
Sconsigliato. Molti software chiedono conferme che, se accettate, scrivono sui dischi. Su un insieme già in difficoltà una sola scrittura sbagliata può costare la parte che era ancora recuperabile. Se proprio vuoi provare, fallo su copie, mai sugli originali.
La parte lunga è la copia iniziale di tutti i dischi, e dipende dalla capacità. La ricostruzione dello schema, una volta che le copie ci sono, è molto più rapida. Per l’urgenza esiste la gestione entro 48 ore.
Non far ricostruire niente prima di sentirci
Su un insieme di dischi in difficoltà, la ricostruzione avviata d’istinto è ciò che trasforma un recupero possibile in uno molto difficile.

