Molte attività di Genova hanno un sito fatto anni fa, pagato, messo online e poi lasciato lì. Funziona? Probabilmente sì, se lo apri dal computer dell’ufficio. Ma «funziona» e «serve a qualcosa» sono due cose diverse, e un sito che nessuno tocca da anni ha un terzo problema, più serio: prima o poi qualcuno ci entra. Nel nostro laboratorio arrivano ogni mese titolari che scoprono dal cliente, o da un avviso di Google, che il loro sito rimanda a pagine di scommesse o di farmaci.
Questi sette controlli li puoi fare da solo, con il telefono e un browser, in una decina di minuti. Non servono competenze tecniche. Alla fine sai se il tuo sito è in ordine, se va solo aggiornato o se è il caso di chiamare qualcuno.
1. Aprilo dal telefono, non dal computer
Google guarda la versione mobile del sito, e la maggior parte dei tuoi clienti pure. Apri il sito dallo smartphone con la connessione dati, non dal wifi dell’ufficio. Si legge senza allargare con le dita? I menu si aprono? I numeri di telefono si toccano e partono le chiamate? Se ci mette più di tre o quattro secondi a comparire, chi lo cerca se n’è già andato. Un sito che da telefono si vede male parte svantaggiato in ogni ricerca, per quanto siano buoni i contenuti.
2. Cerca la tua attività su Google come farebbe un cliente
Scrivi il nome dell’attività e poi quello che fai seguito da «Genova» (per esempio «idraulico Genova», «studio dentistico Genova Foce»). Il sito compare? In che posizione? Compare la scheda con la mappa, le recensioni e gli orari? Se la scheda dice un indirizzo e il sito un altro, o due telefoni diversi, Google se ne accorge e ti penalizza: la coerenza fra sito e scheda è uno dei fattori che pesano di più per un’attività locale. Ne parliamo nella pagina sul posizionamento SEO.
3. Guarda il lucchetto e la data del certificato
Nella barra dell’indirizzo, accanto al nome del sito, deve esserci il lucchetto chiuso e l’indirizzo deve iniziare con «https». Se il browser scrive «Non sicuro», i visitatori lo leggono prima del tuo nome. Tocca il lucchetto: ti dice quando scade il certificato. Se è scaduto o scade fra pochi giorni e nessuno lo rinnova, il sito diventa inaccessibile con un avviso rosso a tutto schermo.
4. Cerca tracce di quando è stato aggiornato l’ultima volta
Scorri fino in fondo alla home: l’anno accanto al simbolo di copyright è fermo al 2019? C’è una sezione «novità» con l’ultima notizia di quattro anni fa? Un prezzo o un orario che sai essere cambiato? Per il cliente sono segnali che l’attività potrebbe non esistere più. Per te sono il segnale che nessuno ha aggiornato nemmeno il software del sito, che è la parte che non si vede.
5. Prova il modulo di contatto e ogni numero di telefono
Compila il modulo contatti con il tuo indirizzo email e manda un messaggio. Arriva? A chi arriva? Capita spesso che arrivi alla casella di un ex collaboratore, o che non arrivi affatto perché il server di posta è cambiato. Poi tocca ogni numero di telefono pubblicato: molti siti hanno ancora un cellulare dismesso da anni, magari nel piè di pagina o nella pagina contatti. È un cliente che chiama e trova un numero inesistente.
6. Scopri di chi sono dominio, hosting e accessi
Questa è la domanda più importante e quella a cui meno titolari sanno rispondere. A chi arrivano le email di rinnovo del dominio? Chi paga l’hosting? Hai le credenziali per entrare nel pannello del sito, o le ha solo il fornitore di allora? Se il fornitore non risponde più e tutto è intestato a lui, il sito è di fatto ostaggio. Meglio scoprirlo oggi, con calma, che il giorno in cui il dominio scade. Se ti ritrovi in questa situazione, nella pagina sull’assistenza WordPress spieghiamo cosa controlliamo quando prendiamo in carico un sito fatto da altri.
7. Controlla se qualcuno ci è già entrato
Su Google scrivi site: seguito dal tuo indirizzo, senza spazi (per esempio «site:nomeattivita.it»). Vedi l’elenco delle pagine che Google conosce del tuo sito. Se fra le tue pagine compaiono titoli in lingue strane, nomi di farmaci, orologi, scommesse o parole che non hai mai scritto, il sito è stato compromesso e sta ospitando spam a tua insaputa. Un altro segnale: apri il sito da una ricerca Google, non digitando l’indirizzo, e vedi se ti porta altrove. Molti attacchi si attivano solo per chi arriva dal motore di ricerca, così il titolare non se ne accorge mai.
Cosa fare se qualcosa non torna
- Se il sito è compromesso: non cancellare nulla e non «rimettere il backup» di fretta, perché se il backup contiene la falla il problema torna in pochi giorni. Metti il sito in manutenzione, se puoi, e chiama qualcuno. La procedura completa è nella pagina sulla manutenzione e messa in sicurezza dei siti web.
- Se è solo vecchio: spesso non serve rifarlo. Aggiornare il software, sistemare la versione mobile, correggere numeri e orari e mettere una manutenzione regolare costa molto meno di un sito nuovo. Lo diciamo prima del preventivo, nella pagina sulla realizzazione siti web.
- Se non sai di chi è: cerca le vecchie fatture del dominio e dell’hosting, o le email di rinnovo. Con quelle si recuperano gli accessi anche se il fornitore è sparito.
- Se tutto è in ordine: bene. Segnati di rifare questi controlli fra sei mesi, e chiediti se il sito parla ancora dei servizi che ti rendono di più oggi.
Il caso che vediamo più spesso
Un negozio o uno studio con un sito del 2017, fatto bene per l’epoca, mai più toccato. Il titolare lo apre dal suo computer una volta l’anno e gli sembra a posto. Poi un cliente gli scrive che «il sito dà un avviso rosso», oppure Google gli manda un messaggio che non capisce. Quando lo guardiamo, il software del sito è indietro di anni, dentro ci sono pagine di spam da mesi, e il modulo contatti scrive a una casella che non esiste più. Il recupero è quasi sempre possibile, ma sarebbe costato un decimo se qualcuno avesse fatto questi sette controlli un anno prima.
Vuoi che lo guardiamo noi? Mandaci l’indirizzo del sito su WhatsApp o chiama il 010 8568421: ti diciamo in che stato è e cosa rischi, prima di qualunque preventivo. Il laboratorio è in Viale Brigata Bisagno 6/1A, a Brignole.

